111. SORRY SEEMS TO BE THE HARDEST WORD (Elton John) - 200 canzoni 200 storie

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111. SORRY SEEMS TO BE THE HARDEST WORD (Elton John)

cover 45 giri
Articolo pubblicato il 21 luglio 2026

 
 

Ci sono canzoni che non hanno bisogno di alzare la voce
per farsi ricordare.
 
Questa è una di quelle
 
Prima di addentrarci a raccontare la storia di questa canzone, è necessaria una breve precisazione: da questa storia in poi, seguirò una nuova classifica ovvero quella pubblicata nel novembre 2019 sul sito di Billboard (per celebrarne i 125 anni) che ha messo in fila i 125 migliori artisti di ogni tempo; per chi lo volesse può trovarla qui https://www.billboard.com/charts/greatest-of-all-time-artists/ . Visto che le prime due posizioni sono chiaramente, ed indiscutibilmente, assegnate a Beatles e Rolling Stones, si parte dalla terza piazza a cui seguiranno una ventina di racconti scelti in questa lista molto “USA”.
Come si sarà capito, dopo due leggende insuperabili, il terzo in classifica ma che tranquillamente potremmo considerare “primo” è proprio Elton John e questa è la storia di “Sorry Seems to Be the Hardest Word”.
Probabilmente tutti conoscono lo stretto legame che per lunghissimi anni ha legato Elton a Bernie Taupin, non fosse altro per aver visto “Rocket Man”, il film biografico di Elton John. Ecco, il loro modus operandi nella creazione delle canzoni prevedeva dapprima la realizzazione di un testo da parte di Taupin a cui seguiva la composizione della “musica” da parte di Elton John; la nostra canzone è invece sui generis e fuori da questo schema super rodato.
Correva l’anno 1975 ed i due si trovavano in un appartamento a Los Angeles; Elton suona il pianoforte, improvvisa dei riff e inanella la melodia della canzone e ne chiede un parere a Bernie. Il paroliere ne rimane così colpito che esclama: 'Ehi, è davvero bella' e così racconta: “Non credo che avesse intenzione di scrivere una canzone […] Per qualche ragione mi venne in mente il verso 'Scusa sembra essere la parola più difficile', e si adattava perfettamente a quello che stava suonando. Così dissi: ‘Fermati, lasciami scrivere qualcosa', e lo scrissi in pochi minuti, e così nacque la canzone. […] In realtà è stato abbastanza immediato, il titolo e i primi due versi mi sono venuti in mente in un modo che credo mi abbia fatto pensare che fossero già lì e avessero solo bisogno di un piccolo stimolo."
Forse erano già lì perché la frase iniziale della canzone se la è attribuita proprio Elton John che ha anche partecipato alla scrittura di tutto il testo, tanto che la forza e la natura diretta della canzone la rende diversa da tutte le altre sue (il cui testo era completamente di Taupin).

A quel momento, gli ultimi album di Elton John erano tutti andati al #1 sia negli USA che in patria, ma la lunga serie di concerti stava logorando il cantante, tanto che non aveva granché voglia di continuare con quella vita: aveva addirittura licenziato parte della sua band storica, non sapendo quando avrebbe ricominciato a suonare live. Anche la sua lunga collaborazione con Bernie Taupin era agli sgoccioli e finì proprio con l’uscita dell’album in cui è inserita la nostra canzone.
L’album chiamato Blue Moves prese forma tra il 1975 ed il 1976 ed ebbe un taglio diverso dai precedenti; qualcuno lo definì sperimentale in quanto fondeva “generi come pop, gospel, disco e jazz, includendo anche elementi orchestrali e brani di lunga durata.”; fu pubblicato il 22 ottobre 1976 e risultò un album doppio da cui venne estratta come primo singolo, una settimana dopo, proprio la nostra canzone.
L’album risente dello stato psicologico di Elton John e ci mostra una faccia più introspettiva e malinconica rispetto ai lavori precedenti; in gran parte l’album è privo di canzoni rock and roll esplicite, concentrandosi invece su sonorità più morbide. Concepito come una sorta di sfida per il suo pubblico più fedele, spiazzò soprattutto la critica, delusa dalla lunga durata dell’album. Possiamo dire, col senno di poi, che Blue Moves è un classico perduto, anche perché l’album non andò così bene come i precedenti: vendette circa un milione di copie solo negli Usa e forse un altro mezzo milione in giro per il mondo e la nostra canzone superò anch’essa il milione di copie vendute.
L’album si classificò “solo” #3 sia nella classifica statunitense Billboard 200 che nella classifica degli album del Regno Unito. "Sorry Seems to Be the Hardest Word" raggiunse il #11 nel Regno Unito e il #6 negli Stati Uniti, mentre gli altri singoli, "Bite Your Lip (Get Up and Dance!)" e " Crazy Water " pubblicato solo nel Regno Unito, entrarono comunque entrambi nella top 30 (e scommetto che non troverò nessuno che se li ricordi). Sono numeri su cui metterebbe la firma qualsiasi cantante, ma stiamo parlando di Elton John all’apice della sua carriera.
E come classico perduto è fortemente consigliato un ascolto completo dell’album, anche perché proprio il cantante lo ritiene uno dei suoi preferiti. Stranamente, a mio parere, non vennero pubblicati come singoli due piccoli gioielli ovvero “Tonight” e “Chameleon” che appaiono in molte delle sue raccolte successive di successi!
Oltre alla sua rottura con Taupin, il 1976 viene ricordato in quanto Elton John fece coming out pubblicamente come bisessuale dichiarando in una intervista "Non c'è niente di male nell'andare a letto con qualcuno del proprio sesso. Penso che tutti siano bisessuali in una certa misura" suscitando scandalo (per l’epoca). Per il completo coming out come gay dovettero passare alcuni anni e fu solo nel 1992.

Tornando alla nostra canzone, che apre il secondo disco, va sottolineato come il titolo racconti già tutta la canzone. La parola “sorry”, che in teoria dovrebbe essere semplice, qui diventa quasi impossibile da pronunciare. Ed è proprio da questa tensione che nasce la forza del brano. Non è un caso che il brano abbia un’atmosfera raccolta, quasi fragile, come se ogni nota fosse stata scelta per non disturbare il silenzio tra due persone che non riescono più a parlarsi davvero.
È uno di quei casi in cui una canzone ti colpisce perché parla di una separazione non con rabbia, ma con quella tristezza composta che spesso rende le rotture ancora più vere.
Sempre Taupin così in una intervista: “È un'idea piuttosto semplice, ma credo che tutti possano immedesimarsi in un momento o nell'altro della propria vita. Quella sensazione idealistica che si prova quando si vuole salvare qualcosa dalla morte, pur sapendo in fondo che è già morta. È quella parte straziante e dolorosa dell'amore che non augureresti a nessuno se non sapessi che è inevitabile che un giorno la vivrà.
La forza della canzone sta proprio nella sua universalità. Tutti, prima o poi, hanno vissuto quel momento in cui chiedere scusa non è solo un gesto, ma una fatica emotiva enorme. È questa umanità, semplice e immediata, a rendere il brano ancora vivo dopo tanti anni.
A questa canzone è poi legato un altro evento triste: è stata l'ultima canzone registrata da Ray Charles prima della sua morte il 10 giugno 2004. Pochi mesi prima Elton John venne chiamato come ospite in “Genius Loves Company” dove Ray Charles duettava con vari artisti e per Elton venne scelta proprio la nostra canzone. Così racconta: "Stavo finendo il mio album a Los Angeles a marzo e Ray stava registrando un album di duetti. Avrei dovuto cantare una canzone con lui, e sapevo che non stava molto bene. Abbiamo organizzato il suo arrivo in studio a Los Angeles, ma non ero preparato a quanto stesse male. Era così fragile, ma allo stesso tempo così energico e adorabile. Ho conservato tutte le registrazioni inedite di lui che mi parla, che custodirò per sempre. Ci siamo seduti su due sedie e abbiamo cantato questa canzone due o tre volte. Credo che sia stata l'ultima cosa che abbia mai fatto. È stato il giorno più triste e al tempo stesso più emozionante per me. La gente piangeva nella sala di controllo... Era così debole." Per chi vuole ascoltare, il risultato fu questo: https://www.youtube.com/watch?v=U-Qcll0gTDE

E ora parliamo dell’artista Elton John.
Con oltre 300 milioni di dischi acquistati in tutto il mondo, è uno dei dieci artisti musicali più venduti di tutti i tempi ed anche uno dei più ricchi (le stime più citate indicano che Elton John ha un patrimonio netto di circa 650–700 milioni di dollari). I riconoscimenti di John includono cinque Grammy Awards, due premi Oscar per “Can You Feel the Love Tonight” del Re Leone e “(I’m Gonna) Love Me Again” del suo biopic Rocketman, un Primetime Emmy Award, un Tony Award e due Golden Globe Awards. Nell'ottobre del 1975 John ha ricevuto una stella sulla Hollywood Walk of Fame
Ha avuto una hit nella Top 40 in ogni anno compreso tra il 1970 e il 1996.
La sua carriera ha conosciuto alti e bassi nella creatività e nelle vendite e il suo personaggio è stato al centro di scandali pubblici e lutti dolorosissimi, processi giudiziari, attacchi da parte della critica e problemi di dipendenza.
Una carriera che oggi ha superato i sessant’anni di attività ed è talmente piena di successi e di brani immortali da riconoscergli giustamente quella terza posizione tra gli artisti musicali di ogni tempo.

Prima di finire questa storia vorrei ancora aprire una piccola parentesi sul mio rapporto con questa canzone e così porrò al lettore questa domanda: ti è mai successo di innamorarti di una canzone dieci o vent’anni dopo la sua pubblicazione?
A me si e fu proprio “Sorry Seems to Be the Hardest Word” che per motivi anagrafici (avevo tredici anni) non avevo potuto apprezzare alla sua uscita! Poi nel 1984 uscì una compilation che ricordo ancora si chiamava “Private Collection” con in copertina il muso di un bel cagnone e che recuperai in cassetta. (https://www.discogs.com/it/release/19316917-Various-Private-Collection ) Alcune delle canzoni contenute le conoscevo già e le ho anche raccontate in questo blog (Avalon, Sultains of Swing, Vienna, Heart of Glass). Quando però misi su la cassetta rimasi folgorato, come colpito dal fulmine della canzone!

E da allora ho pensato, e lo penso tutt’ora, che “Sorry Seems to Be the Hardest Word” sia la cosa più bella scritta da Elton John.


LA TRADUZIONE IN ITALIANO DEL TESTO DI
La canzone è strutturata in una serie di domande, a cui il cantante sa già non ci sarà alcuna risposta; l'unica verità che riesce ad accertare è che "scusa" sia la parola più difficile da dire in questo caso, non perché sia complicata in sé, ma perché implica vulnerabilità, ammissione di colpa e rinuncia all’orgoglio.
L’immagine del “fulmine” è una metafora improvvisa e violenta dello shock emotivo: qualcosa che colpisce all’improvviso, e quando ci si risveglia l’altro non c’è più. È un modo molto efficace per dire che la rottura non viene raccontata come un evento ordinato, ma come una ferita che interrompe tutto di colpo.
Nelle traduzioni italiane, “SORRY” viene spesso reso con “scusa”, ma la parola inglese porta con sé anche un tono di pentimento e di compianto che in italiano si percepisce solo in parte. Per questo il verso suona semplice, ma emotivamente è molto più ampio: non è solo “scusami”, ma è il riconoscere che il legame si sta spezzando.
Anche il verso “why can’t we talk it over?” è importante perché mostra che la canzone non parla soltanto di dolore, ma anche dell’incapacità di comunicare. Non c’è solo il litigio: c’è il silenzio che segue, e spesso è quello a rendere tutto più irreparabile.
Questa combinazione di semplicità linguistica e profondità emotiva rende la canzone così duratura; non è una storia specifica, ma una situazione che molti hanno vissuto e riconoscono subito: il momento in cui chiedere scusa diventa più difficile che perdere tutto.


Cosa devo fare per farmi amare da te?
cosa devo fare per fare in modo che a te importi qualcosa?
cosa devo fare quando il fulmine mi colpisce
e mi rendo conto che non ci sei più?

Cosa devo fare per farmi desiderare da te?
cosa devo fare perché tu mi ascolti?
cosa dico quando tutto è finito?
e scusa sembra essere la parola più difficile da dire

È triste, così triste
è una situazione triste, triste
e sta diventando sempre più assurda

È triste, così triste
perchè non ne possiamo parlare?
oh, mi sembra
che scusa sia la parola più difficile da dire.

È triste, così triste
è una situazione triste, triste
e sta diventando sempre più assurda

È triste, così triste
perchè non ne possiamo parlare?
oh, mi sembra
che scusa sia la parola più difficile da dire.

Cosa devo fare per farmi amare da te?
cosa devo fare perché tu mi ascolti?
cosa devo fare quando il fulmine mi colpisce?

cosa devo fare?
cosa devo fare?
quando scusa sembra la parola più difficile da dire,
oh sì, scusa sembra la parola più difficile da dire

cover 45 Japan
cover PRIVATE COLLECTION
CURIOSITA':
  • Ecco alcuni aneddoti curiosi sulla vita di Elton John: ama gli outfit eccentrici e si è esibito vestito da Statua della Libertà, Mozart, Paperino e anche da Torre Eiffel. Una volta arrivò all’aeroporto di Heathrow con 42 valigie piene di abiti e accessori, tutti ordinati per colore. Ha suonato con John Lennon nell’ultima apparizione live di Lennon, al Madison Square Garden nel 1974. Ha avuto un legame forte con il calcio: è stato proprietario del Watford Football Club e ne è poi diventato presidente onorario, ma è appassionato anche di tennis e di baseball. Oltre alla sua residenza principale nel Berkshire, John possiede residenze ad Atlanta in Georgia, Londra; Los Angeles; Venezia e a Nizza sul Mont Boron. Ha stabilito un record american-musicale ovvero si è esibito in tutti e 50 gli stati americani.
  • La copertina di Blue Moves di Elton John, riportata pari pari sul singolo, non è una semplice illustrazione, ma un vero e proprio frammento d’arte che contribuisce a definire l’identità emotiva dell’album. L’immagine riprende il dipinto The Guardian Readers di Patrick Procktor, e la scelta funziona perché traduce visivamente il tono del disco: elegante, malinconico, introspettivo e un po’ disilluso. In questo senso, la cover non racconta una scena precisa, ma crea un’atmosfera coerente con la musica, come se anticipasse il carattere più complesso e riflessivo di uno dei lavori più ambiziosi di Elton John.

I LUOGHI:
  • Los Angeles: è qui che è nata la nostra canzone fino a che non ha viaggiato per essere messa “nero su bianco” tra Toronto, Santa Monica e Londra. Penso di aver parlato pochissimo di questa megalopoli che contiene al suo interno tantissime piccole cittadine ormai inglobate su una superficie pari a tutto il Friuli Venezia Giulia. Ecco un breve elenco di cosa possiamo trovare a L.A.: Hollywood con la sua Walk of Fame e l’iconica scritta sulla collina, Beverly Hills, Venice Beach e Santa Monica; gli Universal Studio e la prima Disneyland, Rodeo Drive, il Getty Center e L'Osservatorio Griffith e tanto tanto altro.

LE DATE:
  • Il nostro nacque il 25 marzo 1947 con il nome di Reginald Kenneth Dwight a Pinner nel Middlesex; nel 1972 ha cambiato nome legalmente, diventando Elton Hercules John. La nostra canzone ha visto la sua prima pubblicazione nell’album che la contiene il giorno 22 ottobre 1976 mentre il suo lancio come singolo fu il 1° novembre 1976.

LE COVER: (dal sito secondhandsongs.com)
  • Sono registrate quasi duecento versioni successive e si sono cimentati molti mostri sacri, tra cui: Dee Dee Bridgewater, Joe Cocker, Shirley Bassey, Mary J. Blige ma la cover che preferisco è quella di Diana Krall. Nel 2002 la canzone tornò in testa alla classifica UK grazie alla versione dei Blue con Elton John. Quella reinterpretazione ebbe un grande successo in molti paesi europei dove toccò la vetta o comunque entrò nella top 10. Per noi italiani c’è da segnalare che esistono due cover cantate da Mina e da Ornella Vanoni nonché l’immancabile versione al sassofono di Fausto Papetti. Ultima citazione per “bu bi dui bu qi” cantata in cinese da Alex To e facilmente reperibile su YouTube.

ALTRE TRE CANZONI IN CINQUE RIGHE:
  • Non so se si è capito ma preferisco le canzoni morbide di Elton John rispetto a quelle rock’n roll; la scelta delle tre che non possono mancare per completare il quartetto con la nostra non può che essere: “Your Song” del 1970, “Candle In The Wind” nata nel 1974 e nella sua nuova versione del 1997 e “Rocket Man (I Think It's Going To Be A Long, Long Time)” del 1972.

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