105. RESPECT (Aretha Franklin) - 200 canzoni 200 storie

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105. RESPECT (Aretha Franklin)

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Articolo pubblicato il  giorno 8 marzo 2026




"Tutti abbiamo bisogno e vogliamo rispetto,
uomini o donne, neri o bianchi.
È un nostro diritto umano fondamentale".
Per raccontare la storia di “Respect” di Aretha Franklin, per questa volta, mi avvarrò della traduzione di un breve saggio di Meredith Ochs, giornalista radiotelevisiva musicista e autrice del libro: "Aretha: The Queen of Soul".
 
Non me ne voglia l’autrice.
 
 
<<Quando si innamorò di "Respect" di Otis Redding, Aretha Franklin non sapeva che la sua versione sarebbe diventata una delle registrazioni più importanti del XX secolo. Non pensava al posto che avrebbe avuto nel vortice dei movimenti sociali: diritti civili, uguaglianza femminile, Black Power. Per lei, era principalmente una canzone sulle relazioni, la traccia di apertura di una raccolta di canzoni sulle relazioni: "I Never Loved a Man the Way I Love You", il suo decimo album, e il suo debutto con l'Atlantic Records. Non c'è dubbio che "Respect" sia diventata invece un inno universale per chiunque o qualsiasi gruppo che lottasse per il riconoscimento, per l'uguaglianza, per la giustizia.
 
"Ma quando l'ho registrata, era praticamente una cosa tra uomini e donne", ha detto Aretha. Era, tuttavia, "la canzone giusta al momento giusto", ha detto. E lei era il mezzo giusto.
 
Aretha è cresciuta cantando nella chiesa battista, e uno dei suoi leader più importanti, il reverendo C.L. Franklin fu uno dei suoi maestri. Il soggiorno della loro casa di Detroit, nel Michigan, era un flusso continuo di artisti e attivisti profondamente impegnati nella lotta per i diritti civili. Tra loro c'era Martin Luther King Jr., che provò il suo discorso "I Have a Dream" insieme al reverendo Franklin. Fin da giovanissima, Aretha assorbì l'idea che il rispetto non fosse solo un principio fondamentale del movimento per i diritti civili, ma ne fosse la sua essenza.
 
"Respect" potrebbe essere nata come una dichiarazione femminista che si è evoluta con i tempi, ma il fatto che il disco "I Never Loved a Man" inizi con questo testo e finisca con "A Change is Gonna Come" di Sam Cooke dimostra che era profondamente consapevole dello spirito degli anni '60 e di come declinarlo nella sua musica. Quindi forse non è una coincidenza che "Respect" sia stato il primo singolo di Aretha a raggiungere la vetta della classifica Hot 100 di "Billboard" il 3 giugno 1967. Era l'inizio dell'Estate dell'Amore, ma non per la cantante: il suo primo matrimonio, con l'autoritario Ted White, stava andando a rotoli; si separarono nel giro di un anno e divorziarono nel giro di due.
 
Aretha aveva trascorso gran parte degli anni '60 a perfezionare il suo stile alla Columbia Records, registrando standard pop e jazz insieme ai migliori bandleader e musicisti del paese. Ma non ottenne alcun successo commerciale con la Columbia tanto che lasciò l’etichetta alla scadenza del contratto.
 
La sua nuova etichetta, l'Atlantic, cercò di ricontestualizzare la sua voce con un ritorno alle sue radici gospel. Fu la scelta giusta. Oltre a essere il suo primo colossale successo, "Respect" fece vincere ad Aretha i suoi primi due Grammy e diede il via al suo periodo di massima risonanza come artista. Oltre alla voce ineguagliabile e al colpo di grazia gospel, "Respect" metteva in luce anche il genio di Aretha per gli arrangiamenti musicali e la sua incisiva capacità di attingere alla corrente della cultura popolare in qualsiasi momento.
 
Suonava il brano dal vivo da quasi due anni e lo aveva rivisitato con un backbeat funky e il gergo del centro di Detroit.
 
Quando Otis Redding fu invitato nello studio di New York per ascoltare la rielaborazione di "Respect" commentò amabilmente: "Beh, mi ha portato via la canzone".
 
E così fece, inserendo le sue modifiche al testo in un arrangiamento dinamico che ne amplificava il messaggio. Gli strumenti vennero ridotti durante le strofe, dando risalto alla voce, non solo perché quella voce splendente non aveva bisogno di ritocchi, ma perché Aretha, che a quel tempo aveva tre figli con altrettanti padri e un matrimonio instabile, aveva molto da dire su donne e uomini.
 
L'intera band smette di suonare quando canta "R-E-S-P-E-C-T/Scopri cosa significa per me". E, per evitare che la situazione diventasse troppo pesante, lei e le sue coriste e sorelle Carolyn ed Erma, cantano usando un linguaggio “vernacolare”, aggiungendo "Sock it to me", "TCB" (Take or Taking Care of Business) e "Give me my propers when I get home". "Dico propers", ha detto, "l'ho preso dalla strada di Detroit. Era un gergo di strada comune negli anni '60".
   
Negli anni successivi alla sua svolta del 1967, Aretha ha fatto del concetto di rispetto il fulcro della sua immagine pubblica. Per tutta la vita, Aretha si esibì in eventi politici, dai concerti alla Convention Democratica del 1968 alle inaugurazioni dei presidenti Carter, Clinton e Obama, eppure riuscì a rimanere al di sopra della mischia. Quando George W. Bush le offrì la Medaglia Presidenziale della Libertà nel 2005, accettò volentieri. Alcune celebrità l'hanno rifiutata se non condividevano le idee politiche del presidente in carica, ma per Aretha, si trattava di patria, non di partito. Si trattava di rispetto. Aretha ha lasciato questo mondo il 16 agosto 2018. Al suo funerale, un mare di familiari, amici, celebrità di ogni tipo, dalle pop star agli ex presidenti degli Stati Uniti, ma non c'erano ingressi privati per gli ospiti famosi. Tutti varcavano le stesse porte della chiesa. È stato un grande livellamento, come la morte stessa, e un degno tributo alla donna che ha usato il palcoscenico per ridefinire il significato di rispetto e ricordarci che tutti lo meritano.>>

 
 
Resta ancora poco da chiarire dopo aver letto questo brano, per cui concluderò questa storia con alcune note che forse erano date per scontate nell’articolo!
 
“Respect” è una canzone originariamente scritta, registrata e pubblicata nel 1965 dal cantautore soul americano Otis Redding, ed inserita nel suo splendido terzo album intitolato “Otis Blue/Otis Redding Sings Soul”.
 
Siccome più o meno tutti abbiamo presente la versione della Regina del Soul ecco la versione originale per ascoltarne la differenza: https://www.youtube.com/watch?v=uUPqdPQhtUo&list=RDuUPqdPQhtUo&start_radio=1 . Secondo NPR (National Public Radio), questa versione di Otis Redding "sosteneva la struttura familiare tradizionale dell'epoca: l'uomo lavora tutto il giorno, porta soldi a casa alla moglie e pretende il suo rispetto in cambio." (Quello che vuoi, tesoro, ce l'hai; quello che ti serve, tesoro, ce l'hai; tutto quello che chiedo è un po' di rispetto quando torno a casa)
 
Come poi si leggerà nella traduzione del testo, Aretha Franklin riformulò e reinterpretò cambiando l’angolazione narrativa del cantante in una versione femminile: una donna forte e sicura di sé, che crede di avere tutto ciò che il suo uomo vuole e non gli fa del male, pretendendo al contempo il suo "rispetto" – sotto forma di livelli adeguati di attenzione fisica.
 
Al successo del brano contribuirono anche il produttore Jerry Wexler di Atlantic Records, che capì l’importanza di lasciare spazio alla voce e al feeling di Aretha, e la session band che includeva musicisti di grande esperienza e che contribuirono al groove inconfondibile.
 
C’è infine un ponte che collega le due canzoni ed è l'ingegnere del suono Tom Dowd che così racconta: "Sono entrato in studio e ho chiesto: 'Qual è la prossima canzone?' Aretha inizia a cantarmela e io ho detto: 'Conosco quella canzone, l'ho fatta con Otis Redding tipo tre anni fa.' La prima volta che ho registrato 'Respect' è stato nell'album di Otis Blue, e lei l'ha presa proprio da li. Lei e Carolyn sono state quelle che hanno ideato che venisse cantata dal punto di vista della donna invece che dell’uomo. “
 
“Respect” è l’esempio perfetto di come una grande interprete possa prendere una canzone e farne qualcosa di più grande: non solo un successo radiofonico, ma un simbolo culturale, che continua ancora oggi ad essere reinterpretata, citata e usata come colonna sonora di lotte per la giustizia e l’uguaglianza. E proprio lei che se ne era reso conto benissimo, così fece scrivere nella sua autobiografia "Aretha: From the Roots"
 
 
"Respect fu una benedizione continua
Era il bisogno di una nazione,
il bisogno dell'uomo e della donna comuni per strada,
dell'uomo d'affari, della madre, del pompiere, dell'insegnante:
tutti volevano rispetto."
 
 
 


LA TRADUZIONE IN ITALIANO DEL TESTO DI “RESPECT” DI ARETHA FRANKLIN
 
 
Vediamo alcuni dei termini “vernacolari” usati dal coro:
ü "Sock it to me" che io ho tradotto con “dacci dentro”, spesso veniva inteso come un riferimento sessuale, ma Aretha lo ha direttamente negato in una intervista a Rolling Stone nel 2014.
ü "TCB" (Take or Taking Care of Business) e spesso frainteso come "TCP" significa "Prendersi cura degli affari, ma nello slang afroamericano indica compiacere il proprio partner." Elvis Presley adottò l'espressione qualche anno dopo, chiamando la sua band "The TCB Band".
ü "Give me my propers". Termine preso dallo slang di strada di Detroit comune negli anni '60 e dovrebbe significare: diritti, ciò che mi spetta, ciò che è giusto ".
 
Quello che vuoi
 
Tesoro, io ce l’ho
 
Quello di cui hai bisogno
 
Sai che io ce l’ho?
 
Tutto quello che ti sto chiedendo
 
È un po’ di rispetto quando vieni a casa (solo un po’)
 
Hey tesoro (solo un po’) quando vieni a casa
 
(solo un po’) mister (solo un po’)
 
 
Non farò niente di sbagliato quando sarai via
 
Non farò niente di sbagliato perchè non voglio farlo
 
Tutto quello che chiedo
 
È un po’ di rispetto quando vieni a casa (solo un po’)
 
Hey tesoro (solo un po’)
 
quando vieni a casa (solo un po’)
 
Yeah (solo un po’)
 
 
Sto per darti tutti i miei soldi
 
E tutto quello che chiedo in cambio, tesoro
 
È di darmi quello che è giusto
 
Quando torni a casa (solo un, solo un, solo un po’)
 
Yeah baby (solo un, solo un, solo un po’)
 
Quando torni a casa (solo un po’)
 
Yeah baby (solo un po’)
 
 
Oh, i tuoi baci
 
Più dolci del miele
 
E indovina un po’?
 
Lo sono anche i miei soldi
 
Tutto quello che voglio tu faccia per me
 
È darmi questa dolcezza quando vieni a casa
 
Yeah baby
 
Prendilo a frustate per me (rispetto, solo un po’)
 
Quando arrivi a casa, adesso
 
 
R-I-S-P-E-T-T-O
 
Prova a capire cosa significa per me
 
R-I-S-P-E-T-T-O
 
Prenditi cura di me. TCB
 
 
Oh (dacci dentro, dacci dentro, dacci dentro, dacci dentro)
 
Un po’ di rispetto (dacci dentro, dacci dentro, dacci dentro, dacci dentro)
 
Whoa, baby (solo un po’)
 
Un po’ di rispetto (solo un po’)
 
Sono stanca (solo un po’)
 
di continuare a provare (solo un po’)
 
Tu stai andando fuori di testa (solo un po’)
 
e io non sto mentendo (solo un po’)
 
(re, re, re, re) Quando torni a casa
 
(re, re, re, re) Rispetto
 
O potresti entrare (rispetto, solo un po’)
 
e scoprire che me ne sono andata (solo un po’)
 
Devo avere (solo un po’)
 
Un po’ di rispetto (solo un po’)
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CURIOSITA':
  • Siccome l’ordine di queste canzoni corrisponde al loro piazzamento nella classifica che sto seguendo e che come detto è quella pubblicata da Rolling Stone nel 2003, la nostra canzone è posizionata al posto #5. Mi è indispensabile precisare che nella successiva classifica del 2024 “RESPECT” è stata incoronata come la canzone #1 del ranking da oltre 250 artisti, scrittori e personaggi del settore che hanno votato le loro canzoni preferite. https://www.rollingstone.com/music/music-lists/best-songs-of-all-time-1224767
  • Se nel      primo capitolo di The Blues Brothers del 1980 la sua interpretazione di      “Think” è veramente memorabile e tutti la ricordiamo, Aretha Franklin ha  eseguito la nostra canzone nel sequel del 1998 di The Blues Brothers e per      chi non lo ricordasse il video è questo: https://www.youtube.com/watch?v=OD3WOKLTRyQ&t=59s
  • Il famoso spelling della parola respect non c’era nella versione di Redding: la scelta di far pronunciare le lettere una ad una è una delle modifiche più iconiche apportate da Aretha, che trasformò la parola in un vero e proprio grido di battaglia. Parole che diventano slogan: lo spelling e il ritornello semplice e potente resero il brano immediatamente cantabile e facilmente adottabile come slogan nelle manifestazioni e nei movimenti sociali.
  • Il   "ree, ree, ree, ree..." è un omaggio al soprannome di Aretha Franklin:   Ree che deriva dal suo nome A-Ree-tha.

I LUOGHI:
  • Detroit, nel Michigan di cui ne ho già tratteggiato alcune caratteristiche per la canzone di Marvin Gaye.

LE DATE:
  • la versione di Aretha fu  pubblicata come singolo il 10 aprile 1967 ma era stata registrata il giorno   di S. Valentino 14 febbraio 1967 mentre l’album “I Never Loved a Man the  Way I Love You” uscì il 10 marzo 1967. Aretha Louise Franklin era nata il 25 marzo 1942 e ci lasciò il 16 agosto 2018. Come raccontato la canzone nella sua forma originale era però più anziana di circa due anni in quanto  pubblicata nell’agosto del 1965.

LE COVER: (dal sito secondhandsongs.com)
  • Ricordato che la versione originale era di Otis Redding, prima della nostra versione ne furono fatte già una decina! Ne seguirono almeno altre 170 tra cui quelle di Stevie  Wonder, di Diana Ross and The Supremes, di Ike & Tina Turner (?!) solo  per citarne i più famosi a cimentarsi.

 
ALTRE TRE CANZONI IN CINQUE RIGHE:
  • Produzione vastissima ma direi  che tre simboli che spesso usati come metro di paragone per giovani  cantanti sono sicuramente: (You Make Me Feel Like) A Natural Woman anno 1968, Think, che come già detto troviamo anche nella colonna sonora del film The Blues Brothers ma è del 1968 pure questo, ed infine I Say a Little Prayer che è stata scritta da Burt Bacharach per Dionne Warwick nel 1967 ma sempre nel 1968 divenne molto più famosa dell’originale nella versione di Aretha.
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