100. THE ROBOTS/ DIE ROBOTER (Kraftwerk) - 200 canzoni 200 storie

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100. THE ROBOTS/ DIE ROBOTER (Kraftwerk)

LP D
Articolo pubblicato il 15 dicembre 2024

 
 


"I Beatles hanno influenzato la società occidentale più dei Kraftwerk.
 Ma i Kraftwerk hanno certamente influenzato lo sviluppo della musica popolare più dei Beatles".
Siamo arrivati al giro di boa e per festeggiare questo traguardo ho scelto un gruppo che ha fatto la storia della musica popolare. Insieme ai Beatles, sicuramente i quattro musicisti tedeschi hanno cambiato il corso della musica moderna, tracciando il solco per molti di quelli che sono venuti dopo: dalla new wave alla disco, dall'hip hop ed il panorama rap alla techno, dall'electro-funk all'industrial tutti devono qualcosa ai Kraftwerk e più di qualcuno lo ha palesemente riconosciuto.
Non potrò sicuramente raccontare vita/morte/miracoli di questo gruppo, spesso misconosciuto ai più, ed ovviamente, come al solito, parlerò della storia di uno dei loro brani più conosciuti, che ebbe un certo successo anche in Italia.
I due fondatori, che rimarranno l’anima del gruppo, si sono incontrati da studenti all'Accademia delle Arti di Remscheid, vicino a Düsseldorf, alla fine degli anni '60: Florian Schneider e Ralf Hütter, il primo studente di flauto (ma appassionato anche di violino) ed il secondo di pianoforte, muovono i loro primi passi nella scena artistica e musicale sperimentale della Germania Ovest. Sperimentale perché in quegli anni “non era solo il paese a essere in macerie, ma anche la cultura”. i ventenni tedeschi degli anni Sessanta si domandavano che ruolo avessero avuto i loro padri nel regime nazista: da che parte stavano? Il sangue di quanti innocenti avevano sulle mani? Domande che hanno portato a una celebre dichiarazione proprio di Florian Schneider: “non abbiamo padri”. Da tutte le parti del Paese, e in particolare a Monaco e Berlino Ovest, nascono esperienze artistiche e culturali che vogliono fare tabula rasa del passato e costruire un nuovo sguardo sul presente che sia tanto distante dal recente nazismo, quanto dalla tradizione musicale rock anglofona.
Scelto il nome di “Centale Elettrica” e acquistato uno dei primi sintetizzatori reperibili all’epoca pubblicano due album contrassegnati dal nome “Kraftwerk” e dal disegno di un “cono di segnalazione” sulla copertina. Con il terzo album, chiamato “Ralf und Florian”, vengono introdotti il sintetizzatore, il vocoder e delle drum machine a sostituire completamente gli strumenti tradizionali. Il gruppo però ha successivamente disconosciuto quei primi album e non sono stati mai più ristampati a significare che volevano far partire la loro carriera musicale proprio dal 1974.
La formazione diventa a quattro con l’entrata in pianta fissa di Wolfgang Flür e, a breve, di Karl Bartos: questa resterà la loro formazione classica e più famosa.
Arriva il loro quarto album intitolato “Autobahn” ed i Kraftwerk centrano il loro obiettivo: portare la vita quotidiana nell'arte e lo fanno in maniera innovativa e con una discreta fortuna di vendite raggiungendo anche un insperato #5 nella classifica USA Billboard degli album. E non solo: sono riusciti a trasformare l’elettronica in qualcosa di fruibile da parte di tutti, rendendola per così dire pop.
Cosa c’è di tanto influente e innovativo in questo e nei successivi album, tanto da paragonarli ai Beatles per la loro portata nella musica moderna? Qualcosa si è già capito: non ci sono più gli strumenti tradizionali, che vengono sostituiti da sintetizzatori e poi mini-moog, vocoder ed altre diavolerie. I più ben informati diranno che però parallelamente coesistevano in Germania molti altri gruppi che producevano musica “elettronica” (i Popul Vuh, Amon Düül II, i Neu, Klaus Schulze ed i Tangerine Dream) e quindi cosa hanno di diverso i Kraftwerk?
Il dottor Uwe Schutte, lettore di tedesco all’Università di Aston, di cui ho riportato la frase che inizia questa storia, durante la conferenza sui Kraftwerk, tenutasi nel 2015 in quella Università così rispose: "Proprio come si può leggere un romanzo di Jane Austen come una semplice storia d'amore, così si possono apprezzare i Kraftwerk solo per la loro musica. Ma quello che hanno prodotto è stato all'avanguardia, rivoluzionario... E sono ancora in evoluzione".
Al ritmo di un album all’anno, dopo i viaggi sulle autostrade tedesche passano alle trasmissioni radiofoniche (Radio-Activity e titolo tedesco: Radio-Aktivität) per arrivare ai viaggi in treno in giro per l’Europa (Trans-Europe Express); i Kraftwerk sono nel periodo di maggior produttività: concerti in tutto il nord America ed Europa, l’acquisizione di un proprio studio di registrazione (il Kling Klang Studio) e l’amicizia/appoggio di David Bowie che entra nella schiera dei loro fan.
Arriviamo così alla storia della nostra "The Robots" che vede la luce nel 1978 all’interno dell'album che tratta il tema dell’uomo-macchina ovvero “Die Mensch-Maschine” in tedesco, che per la versione internazionale viene tradotto in “The Man Machine”.
Si dice che Hütter e Schneider conoscessero benissimo il capolavoro di Fritz Lang “Metropolis” del 1927 e per rinfrescarne la memoria, portarono Karl Bartos a una proiezione pubblica quando stavano lavorando all’album. La proiezione era così affollata che i musicisti hanno dovuto guardarla in piedi nel retro del cinema. Nel film il malvagio scienziato Rotwang si rivolge al robot che ha creato chiamandolo Maschinenmensch ("persona-macchina" o "uomo-macchina") che chiaramente ispirò Hütter e Schneider per la scelta del titolo dell'album tedesco.
Come per l’album, anche per la nostra canzone esiste la versione in tedesco il cui titolo è "Die Roboter"; a prima vista si potrebbe pensare per prendere in giro gli stereotipi dei tedeschi come automi robotici, come lavoratori stakanovisti ma, visto con i nostri occhi, sicuramente hanno predetto il nostro futuro robotico con quasi cinquant’anni d’anticipo.
Ralf Hütter ha parzialmente convalidato questa teoria spiegando che la parola "robot" si riferiva alla parola russa работник (rabotnik), che letteralmente significa "lavoratore". Di conseguenza i Kraftwerk, nella loro ibridazione con i robot, non si dichiaravano tanto artisti quanto lavoratori musicali: "Lavoriamo molto. Ci incontriamo tutti la mattina allo studio di Kling Klang e rimaniamo lì tutto il giorno. Improvvisiamo e creiamo nuovi pezzi. L'atmosfera molto pulita della città ci stimola ancora".
La nostra canzone sancisce questa impressionante sovrapposizione tra i componenti del gruppo ed i robot; si può dire che questo è il principio artistico centrale della loro opera da “Autobahn” in poi. Infatti, già nel 1975, in un'intervista, Florian Schneider ha dichiarato: "I Kraftwerk non sono una band. È un concetto. Noi la chiamiamo die Mensch-Maschine. Non siamo la band [...] I Kraftwerk sono il veicolo delle nostre idee".
In “The Robots” questa ibridazione tra l'umano e il tecnologico raggiunge il suo punto massimo: l’espressione “Noi siamo dei robot” risuona ripetutamente nella canzone e poi “stiamo caricando le nostre batterie… siamo programmati per fare qualsiasi cosa ci chiedi”. C’è poi un altro marchio di fabbrica che caratterizzerà “The Robots”: durante i concerti, da allora in poi, la canzone verrà eseguita da manichini/robot che sostituiscono sul palco i quattro musicisti.
Dal punto di vista strettamente musicale, il gruppo aveva perfezionato il suono di sintetizzatore, ed in questo album le melodie hanno un sound più immediato, ballabile anche se futuristico; oltre alla nostra canzone un chiaro esempio è anche "The Model" (il loro unico #1 in UK) contenuto nello stesso album. C’è poi una strana influenza reciproca o meglio di ritorno in queste melodie: il gruppo ha incorporato e fatta sua parte della musica afroamericana di musicisti come James Brown e George Clinton, i quali a loro volta erano stati influenzati proprio dal gruppo teutonico.
Per concludere e per riascoltare la nostra canzone, Youtube ci regala come sempre il video originale: https://www.youtube.com/watch?v=D_8Pma1vHmw
Anche se non sono un musicista ma un modesto ascoltatore, mi accoderò pure io alla lunga lista e pronuncerò sommessamente: “Grazie Kraftwerk di essere esistiti”.

LA TRADUZIONE IN ITALIANO DEL TESTO DI THE ROBOTS
 
Stiamo caricando le batterie
 
E ora siamo pieni di energia
 
Siamo i robot
 
Siamo i robot
 
Siamo i robot
 
Siamo i robot
 
Siamo i robot
 
Siamo funzionanti automaticamente
 
E balliamo meccanicamente
 
Siamo i robot
 
Siamo i robot
 
Siamo i robot
 
Siamo i robot
 
Eccomi
 
Ecco la storia
 
Eccomi
 
Ecco la storia
 
Siamo programmati solo per fare
 
Tutto ciò che vuoi che facciamo
 
Siamo i robot
 
Siamo i robot
 
Siamo i robot
 
Siamo i robot
 
Siamo i robot
 
Stiamo funzionando automaticamente
 
E balliamo meccanicamente
 
Siamo i robot
 
Siamo i robot
 
Siamo i robot
 
Siamo i robot
 
 
Я твой слуга Sono il tuo servitore
 
Я твой работник Sono un tuo dipendente
 
Я твой слуга Sono il tuo servitore
 
Я твой работник Sono un tuo dipendente
 
 
Siamo funzionanti automaticamente
   
E balliamo meccanicamente
 
Siamo i robot
 
Siamo i robot
 
Siamo i robot
 
Siamo i robot
 
Siamo i robot
 
Siamo programmati solo per fare
 
Tutto ciò che vuoi che facciamo
 
Siamo i robot
 
Siamo i robot
 
Siamo i robot
 
Siamo i robot
 
Siamo i robot
singolo
immagine da concerto
CURIOSITA':
  • Cominciamo dalla copertina dell'album (che grosso modo corrisponde a quella del singolo): il titolo è in inglese, francese e russo, ma sul retro la band proclama con orgoglio in lettere maiuscole che The Man Machine era "prodotto in Germania”. Ispirata dai poster degli anni '20 del costruttivista russo El Lissitzky e di Malevich, è stata ideata da Karl Klefisch e raffigura i membri della band che guardavano verso est e indossando delle camicie rosse (invece che marroni), in modo che la connessione fosse con il comunismo sovietico e non con il nazionalsocialismo. Il colore rosso dominante non lascia alcun dubbio in proposito ed anche le scritte in cirillico ne danno ulteriore conferma. Anche la camicia rossa con cravatta nera diventerà da quel momento in poi la loro divisa da lavoro nelle loro apparizioni pubbliche.
  • Parliamo ora dei manichini che i Kraftwerk avevano realizzato da soli nel 1978: questa innovazione verrà migliorata nel 1991 con dei veri e propri robot che come detto sostituiscono la band sul palco per la canzone "The Robots". I manichini vennero anche spediti, a sostituire la band, in alcune conferenze stampa, in modo che i Kraftwerk potessero prendere in giro le domande stereotipate dei giornalisti. Per un concerto in Italia, la band acquistò i biglietti in prima fila per i manichini che poterono “godere” del concerto; Ralf Hütter dichiarò che i “robots” erano rimasti “abbastanza soddisfatti della nostra esibizione”.
  • Wikipedia ci ricorda tra l’altro che la canzone è stata ampiamente utilizzata come canzone per alzare il sipario in molti cinema in tutta l'India meridionale.

I LUOGHI:
  • Düsseldorf, nella Germania occidentale. Siamo nel cuore della Ruhr, tra Colonia, Essen e Francoforte: città industriali, circondate da miniere, largamente distrutte durante la guerra per mettere in difficoltà il Reich nazista. Nei decenni post bellici è proprio da qui che l’industria tedesca riparte e i due fondatori della band, Ralf Hütter e Florian Schneider, scelgono per il proprio progetto un nome che deriva proprio dall’immaginario industriale. ‘Kraftwerk’, ‘centrale elettrica’: una delle tante che probabilmente i due vedevano nel distretto industriale della propria città.

LE DATE:
  • La canzone venne pubblicata il 12 maggio 1978 ma era già apparsa il 28 aprile di quell’anno con l’uscita dell’album che la contiene. Vediamo i quattro componenti della formazione classica del gruppo iniziando da Florian Schneider-Esleben che era nato il 7 aprile 1947 ed è deceduto a causa di un tumore il 21 aprile 2020 all’età di 73 anni ma si era già ritirato dalle scene nel 2006; l’altra anima è Ralf Hütter (nato il 20 agosto 1946) ed è l’unico che sta ancora portando avanti il gruppo insieme a tre nuovi compagni di avventura. Wolfgang Flür (nato il 17 luglio 1947) percussionista è rimasto nei Kraftwerk fino al 1987 e Karl Bartos (nato il 31 maggio 1952) invece uscì nel 1990.

LE COVER: (dal sito secondhandsongs.com)
  • Ci sono una ventina abbondante di versioni, tra cui segnalo quella in stile caraibico dei Señor Coconut y su conjunto (https://www.youtube.com/watch?v=lr6KKMUxzF8 ). Molte di più le canzoni che hanno incorporato un sample della canzone; una sessantina circa tra cui anche una canzone di Caparezza intitolata Titoli e Gimme Five 3 (Acid Five) del primo Jovanotti.

ALTRE TRE CANZONI IN CINQUE RIGHE:
  • Iniziamo con la più volte menzionata "Autobahn" che evoca la sensazione di guidare su un'autostrada; anno 1974 e prima canzone in tedesco ad entrare nella Top 40 americana. Poi dall’album del 1978 non può mancare “The Model” unica canzone andata al #1 in UK oltre che in molte altre classifiche e terza estratta l'eterea "Neon Lights" considerata il modello che venne seguito dai vari gruppi New Romantic britannici degli anni '80.

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recensioni
Crediti:
per alcune parti del testo:

per il testo in italiano:
  • traduzione del testo originale, con personale riadattamento, con google translate

per la foto della copertina:



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